Tappa 2: Dall’Alpe Devero all’Alpe Veglia via Passo di Valtendra

Tra il Devero e il Veglia non esiste una via di mezzo: c’è solo la maestosità minerale delle Alpi Lepontine. Questa tappa rappresenta il cuore pulsante dell’intero anello, un viaggio che costringe l’escursionista ad abbandonare la quiete degli alpeggi per confrontarsi con la severità dell’alta quota. È una giornata di contrasti cromatici e morfologici violenti, dove il verde smeraldo dei pascoli cede bruscamente il passo al grigio siderale dello gneiss e dei detriti glaciali. Chi percorre questi sentieri non si limita a camminare tra due valli, ma attraversa uno spartiacque naturale che richiede passo fermo, fiato lungo e un profondo rispetto per la verticalità e l’asprezza del terreno.

1. L’ascesa al Monte Cazzola

Dall’Alpe Devero si risale il versante in direzione Sud-Ovest, puntando alla spalla del Monte Cazzola. Il terreno iniziale è costituito da un sentiero ben tracciato in terra battuta che si snoda tra larici secolari. Man mano che si guadagna quota, la vegetazione si dirada e il fondo diventa più irregolare, con affioramenti rocciosi e dossi erbosi. La pendenza è costante e richiede una buona gestione del ritmo cardiaco. Raggiunta la sommità (2330 m), si gode di una visuale privilegiata sull’intero bacino del Devero prima di iniziare la traversata.

2. Il Vallone di Buscagna e l’avvicinamento alla Scatta

Dalla vetta si scende verso la conca del Lago di Buscagna (1967 m). Il terreno è caratterizzato da rocce montonate e depositi morenici che possono risultare scivolosi in caso di umidità. Si attraversa il pianoro alluvionale dove il sentiero si fa pianeggiante ma spesso fangoso. È fondamentale rifornirsi d’acqua qui, poiché il tratto successivo è completamente arido. La progressione riprende in salita su un fondo che diventa progressivamente detritico, segnando l’ingresso nel dominio dell’alta montagna.

3. La risalita tecnica alla Scatta d’Orogna

Il sentiero attacca con decisione i pendii che conducono alla Scatta d’Orogna (2461 m). Qui il terreno muta radicalmente: si cammina su sfasciumi instabili e sassaie mobili. La traccia si fa meno evidente e l’orientamento è garantito da ometti di pietra e segnavia bianco-rossi. La stabilità degli appoggi è precaria; l’uso dei bastoncini telescopici è determinante per mantenere l’equilibrio e scaricare lo sforzo sulle braccia durante i gradoni più alti.

4. Il traverso d’alta quota e il Passo di Valtendra

Superata la Scatta, si procede con un lungo mezza costa tecnico verso il Passo di Valtendra (2435 m). Il sentiero taglia ripidi versanti costituiti da sfasciumi fini e scisti che tendono a scivolare sotto il peso dello scarpone. La morfologia è severa e sono presenti alcuni passaggi moderatamente esposti dove è richiesta assenza di vertigini e massima concentrazione. Il panorama è dominato dalla parete Nord del Monte Leone, che incombe sulla sinistra durante tutta la traversata.

5. La discesa nel canalone e l’arrivo al Veglia

Dal Passo di Valtendra ha inizio la discesa tecnica finale (D- 980 m). Il primo tratto si sviluppa in un canalone detritico molto ripido, con fondo di ghiaia instabile che richiede ottime doti di propriocezione e tecnica di discesa per evitare scariche di pietre. Superata questa sezione critica, il sentiero entra nei pascoli alti dell’Alpe Veglia, diventando più morbido e terroso. La tappa si conclude attraversando la piana del Veglia fino al Rifugio Città di Arona (1750 m).



Dati Tecnici Riassuntivi

  • Distanza: 14,5 km
  • Dislivello Positivo (D+): 1100 m
  • Dislivello Negativo (D-): 980 m
  • Quota di partenza: 1631 m (Alpe Devero)
  • Quota massima: 2461 m (Scatta d’Orogna)
  • Quota di arrivo: 1750 m (Rifugio Città di Arona)
  • Difficoltà escursionistica: EE (Escursionisti Esperti)
  • Punti di passaggio (waypoint): Alpe Devero, Monte Cazzola, Lago di Buscagna, Scatta d’Orogna, Lago d’Orogna, Passo di Valtendra, Alpe Veglia.