Il Grande Anello dell’Ossola Centrale tra Cielo, Granito e Storia
Esiste una regione dell’anima, prima ancora che della geografia, dove lo sguardo può correre libero senza incontrare ostacoli, se non il profilo affilato di vette che sfiorano i tremila metri. Progettare un anello di quattro giorni nell’Ossola superiore, partendo dal cuore di Buttanengo per abbracciare l’Alpe Devero e l’Alpe Veglia, significa entrare in un “paradosso alpino”: una terra di quote elevate che si concede con la dolcezza di pascoli sconfinati, per poi mostrare improvvisamente il volto crudo del granito e dei ghiacciai. Questo itinerario è un omaggio alla lentezza e alla scoperta. Non è solo una traversata tra valli, ma un’immersione in un ecosistema dove la mano dell’uomo, attraverso i secoli, ha saputo integrarsi con un’armonia che oggi appare quasi mistica.
L’Affresco Paesaggistico: La Morfologia dello Spazio
Il paesaggio dell’Ossola superiore è un libro aperto sulla storia della Terra. Le valli che attraverseremo sono il risultato di millenni di erosione glaciale, dove ghiacciai spessi centinaia di metri hanno scavato conche sospese e levigato le pareti di gneiss. Il viaggio inizia a Crodo, terra d’acque e di transito secolare, ma è nella risalita verso l’Alpe Devero che il paesaggio svela la sua vera potenza scenografica. Il Devero non è un semplice alpeggio; è un anfiteatro naturale di rara perfezione geologica. Qui la conca glaciale si apre in un altipiano smeraldino, dove i torrenti disegnano meandri pigri tra le torbiere, incorniciati dalla severità della Punta d’Arbola e del Cervandone.
Il passaggio verso l’Alpe Veglia segna un cambio di passo emotivo e visivo. Se il Devero è l’armonia, il Veglia è la maestosità. Circondato dalla muraglia imponente del Monte Leone, questo secondo altopiano trasmette un senso di isolamento ancestrale. Qui la natura si esprime con toni più decisi: cascate che rigano le pareti rocciose con filamenti d’argento e un senso di vastità che rimanda alle grandi praterie del Nord. Camminare tra questi due giganti significa attraversare una soglia invisibile, un confine tra due mondi speculari che rappresentano l’essenza stessa delle Alpi Lepontine. Il terreno cambia, passando dai morbidi pascoli del fondovalle ai rigidi “campi solcati” e ai detriti d’alta quota, richiedendo all’escursionista una costante capacità di adattamento.
Flora: Il Giardino Verticale dell’Ossola
L’Ossola superiore è un hotspot di biodiversità dove la flora non è un semplice fondale, ma una narrazione muta del clima e della quota. Partendo dai boschi di latifoglie delle frazioni basse di Crodo, dove castagni secolari e faggi dominano il sottobosco, si risale verso il dominio assoluto del Larice (Larix decidua). Nelle piane del Devero e del Veglia, il lariceto si fa rado, permettendo alla luce di inondare il terreno e alimentare fioriture vibranti di rododendri e mirtilli.
Nelle zone umide e nelle torbiere del Devero, l’escursionista attento potrà scorgere i Pennacchi (Eriophorum), batuffoli candidi che punteggiano il suolo, testimoni di un’era glaciale mai del tutto sopita. Salendo verso i valichi come la Scatta d’Orogna o il Passo di Valtendra, la vegetazione si fa eroica: tra i detriti e le fessure della roccia, la tenace flora d’alta quota regala lo spettacolo dei fiori di sassifraga e della rara Stella Alpina. Ogni specie qui racconta una storia di adattamento estremo al vento, al freddo e alla radiazione solare intensa, un invito a rallentare il passo per cogliere la bellezza nell’infinitamente piccolo.
Fauna: Gli Abitanti del Silenzio
Il silenzio di questi quattro giorni sarà il miglior alleato per incontrare i veri padroni di casa. Il Parco Naturale Alpe Veglia e Alpe Devero è un santuario della fauna selvatica. Sulle creste più scoscese che separano i due alpeggi, lo Stambecco osserva il passaggio umano con regale distacco, mentre nelle praterie più basse è il Camoscio a dominare la scena con la sua agilità nervosa. La colonna sonora del cammino sarà il fischio della Marmotta, sentinella instancabile dei pascoli, che si rifugia nelle proprie tane al minimo cenno di pericolo.
Alzando lo sguardo, è frequente scorgere l’Aquila Reale che sorveglia le valli in cerchi concentrici. Negli ultimi anni, queste vette hanno visto anche il ritorno del Gipeto, il gigante dei cieli, la cui apertura alare incute un rispetto quasi reverenziale. Questi incontri non sono solo fortuiti: sono la prova che stiamo attraversando un territorio dove la gerarchia naturale è ancora intatta e dove l’uomo è tornato a essere un ospite discreto.
L’Impatto Emotivo: Il Richiamo del Tempo
Perché affrontare questo anello? La risposta non risiede nei dislivelli, ma in quel senso di pienezza che si prova quando ci si sente parte di un tutto. C’è una forma di bellezza, in queste valli, che tocca corde profonde. È l’emozione di vedere la prima luce dell’alba infuocare il granito mentre il caffè fuma fuori dal rifugio; è la sensazione della pietra sotto le mani durante un passaggio esposto e la gratitudine per un’acqua di sorgente gelida dopo una lunga salita.
C’è qualcosa di ancestrale nel percorrere questi sentieri: un legame con la storia di pastori, mercanti e viandanti che sulla Via dell’Arbola hanno costruito il destino di queste montagne. In questi quattro giorni, il tempo perde la sua linearità frenetica per diventare circolare, come l’anello che stiamo percorrendo. Crodo, Devero, Veglia e San Domenico: nomi che resteranno impressi non solo sulla mappa, ma nella memoria di chi cerca nella montagna non una sfida, ma una riconnessione. Preparate lo spirito prima ancora dello zaino. L’Ossola è pronta a mostrarvi il suo volto più puro.
Cosa aspettarsi da questi 4 giorni
Intraprendere questo anello tra la Valle Antigorio e le Alpi Lepontine significa affrontare un itinerario di forte carattere alpino, caratterizzato da una marcata varietà morfologica e un impegno fisico costante. L’escursionista deve attendersi una progressione che evolve dai fondovalle antropizzati, dominati da mulattiere storiche in pietra e selciato (come la Via dell’Arbola), fino ai vasti bacini glaciali sospesi dell’Alpe Devero e dell’Alpe Veglia.
Dal punto di vista tecnico, il percorso presenta una transizione netta tra il grado E (Escursionistico) delle tappe di raccordo e il grado EE (Escursionisti Esperti) dei tratti centrali. In particolare, le porzioni d’alta quota tra il secondo e il terzo giorno richiedono dimestichezza con terreni detritici instabili, sfasciumi e porzioni di roccia montonata dove l’orientamento, in caso di scarsa visibilità, può farsi complesso. L’impegno articolare sarà massimale, specialmente nelle tappe 3 e 4, dove i dislivelli negativi (D-) superano i 1000 metri su pendenze sostenute. L’ambiente è prevalentemente minerale sopra i 2000 metri, con assenza di punti idrici affidabili lungo le dorsali e i valichi, mentre i rifugi e gli alpeggi garantiscono ottimi punti di appoggio logistico. È un trekking che premia chi possiede una buona preparazione cardiovascolare e capacità di lettura del terreno.
Il Dettaglio dell’Itinerario
Il nostro trekking lungo la Gran Via del Devero si sviluppa su quattro giorni di cammino. Di seguito ci sono i link per accedere alle descrizioni, ai dati tecnici e ai punti di interesse delle singole tappe.
Tappa 1: Da Buttanengo (Crodo) all’Alpe Devero
Tappa di risalita costante che permette il passaggio dai terrazzamenti antropizzati della Valle Antigorio all’altopiano glaciale dell’Alpe Devero. L’itinerario è caratterizzato da un impegno fisico rilevante dovuto al dislivello positivo, ma si sviluppa su sedimi storici di eccellente fattura, in particolare lungo la “Via dell’Arbola”. L’ambiente evolve progressivamente dal bosco misto di latifoglie ai pascoli …Tappa 2: Dall’Alpe Devero all’Alpe Veglia via Passo di Valtendra
Tra il Devero e il Veglia non esiste una via di mezzo: c’è solo la maestosità minerale delle Alpi Lepontine. Questa tappa rappresenta il cuore pulsante dell’intero anello, un viaggio che costringe l’escursionista ad abbandonare la quiete degli alpeggi per confrontarsi con la severità dell’alta quota. È una giornata di contrasti cromatici e morfologici violenti, …Tappa 3: Dall’Alpe Veglia a San Domenico via Lago d’Avino e Punta del Lago delle Streghe
Tappa di alta montagna caratterizzata da un marcato contrasto morfologico: si transita dalla dolcezza dei pascoli glaciali dell’Alpe Veglia all’asprezza minerale del settore dominato dal Monte Leone. Il percorso richiede un impegno fisico costante, concentrato nella risalita tecnica verso la Punta del Lago delle Streghe e nella successiva, prolungata discesa verso il fondovalle. L’ambiente è …Tappa 4: Da San Domenico a Buttanengo via Rifugio Pietro Crosta e Passo Buca del Lupo
L’ultima tappa dell’anello ossolano si configura come una frazione di rientro, caratterizzata da un impegno fisico moderato in salita e una sezione di discesa prolungata e costante. L’itinerario abbandona l’ambiente di alta quota minerale per immergersi in ampi traversi boschivi e zone di pascolo storico. Pur non presentando difficoltà tecniche rilevanti (difficoltà E), richiede una …





