Pegli, Paganetto e Baiarda

17 Maggio 2026 – Domenica abbiamo affrontato una classica e severa cavalcata di cresta nell’immediato entroterra del Ponente genovese. Si tratta di una vera e propria tappa fisica, caratterizzata da un forte contrasto paesaggistico: si parte a livello del mare per ritrovarsi proiettati in un ambiente montano rude e brullo, dominato dalle scure rocce serpentinitiche del Gruppo di Voltri.

L’assenza totale di ombra e di punti acqua, unita a un fondo che presenta lunghi tratti di sfasciumi, richiede un buon allenamento e una gestione oculata delle energie. In cambio, il percorso offre un affaccio costante e spettacolare sul Mar Ligure e sulla linea di costa.


I numeri della giornata

  • Distanza: 20,5 km
  • Dislivello D+/D-: 1100 m
  • Tempo di cammino: 5 ore e mezza (più pause)
  • Difficoltà: EE (Escursionisti Esperti)
  • Partenza/Arrivo: Villa Doria a Pegli

1. La salita iniziale al Bric delle Monache

Siamo partiti la mattina presto dal perimetro storico di Villa Doria, a Pegli (25 m). Il primo tratto si sviluppa su asfalto secondario e acciottolato, fungendo da riscaldamento prima di immettersi sul sentiero vero e proprio lungo la dorsale che separa la val Varenna dalla val San Pietro.

Il fondo diventa rapidamente un misto di terra battuta e pietrisco. Man mano che abbiamo guadagnato quota in direzione del Bric delle Monache, la vegetazione sub-mediterranea ha iniziato a diradarsi, lasciando affiorare le prime rocce scistose e serpentinitiche. Alle nostre spalle il panorama ha cominciato ad allargarsi progressivamente sulla linea di costa e sul mare. La pendenza in questa fase è costante e marcata: richiede un passo regolare per non sovraccaricare i muscoli nella prima parte del percorso.

2. Dalla Fossa del Lupo lungo il traverso delle Lische Alte di Pra’

Raggiunto il crinale, abbiamo seguito il filo di dorsale fino alla sella topografica della Fossa del Lupo, nodo cruciale della rete sentieristica locale. Da questo punto abbiamo abbandonato la cresta principale per deviare a mezza costa su un panoramico traverso che taglia i ripidi versanti meridionali sovrastanti l’abitato di Pra’, andando ad agganciare le Lische Alte.

In questo segmento l’ambiente diventa brullo e quasi lunare, dominato dalle tonalità scure della roccia nuda. Il sentiero si stringe, sviluppandosi su un fondo misto di sfasciumi e detrito serpentinitico instabile. Sebbene la pendenza sia moderata, l’instabilità del pietrisco richiede attenzione nell’appoggio del piede. Il tratto offre una costante e notevole sensazione di sospensione visiva, con le infrastrutture portuali di Pra’ disposte geometricamente sotto la linea degli scarponi.

3. Il transito da Cian de Figge

Al termine del traverso, la traccia piega verso nord, riprendendo a salire per congiungersi con la via che risale verso l’altopiano sommitale. Il terreno si stabilizza su una traccia di terra ed erba che ci ha condotti fino alla conca prativa di Cian de Figge.

L’ambiente qui perde temporaneamente l’asprezza delle lische per lasciare spazio a pendenze più dolci. Abbiamo sfruttato questa sella pianeggiante per effettuare la sosta pranzo. Si ribadisce che la zona è completamente priva di fonti o idranti attivi; la sosta è servita unicamente al recupero delle forze prima di affrontare l’ultimo strappo altimetrico.

4. La salita al Bivacco Paganetto e la cresta della Baiarda

Ripartiti da Cian de Figge, abbiamo puntato decisi verso le praterie sommitali, risalendo i dossi erbosi e i detriti che anticipano il massiccio del Monte Penello. Guadagnata la quota massima della giornata (747 m), abbiamo raggiunto il Bivacco Paganetto, eccellente struttura di ricovero in pietra e straordinaria terrazza panoramica a 180 gradi su tutto il Golfo di Genova.

Dal bivacco abbiamo effettuato una breve deviazione lungo la cresta per raggiungere la vicina Cappellina della Baiarda, edificata su uno sperone roccioso a picco sulle verticali pareti utilizzate come palestra di arrampicata. Qui il terreno evidenzia i segni dell’erosione meteorica sulle formazioni calcareo-scistose, creando un contesto ambientale aspro, selvaggio e costantemente esposto ai venti.

5. La discesa tecnica lungo la Direttissima della Baiarda e il rientro a Pegli

Iniziata la via del ritorno, abbiamo imboccato il sentiero della Direttissima della Baiarda. Questo è il tratto più impegnativo e tecnico dell’intero anello: la traccia scende in modo estremamente verticale sul filo di cresta e all’interno di canali rocciosi, presentando passaggi su roccia fissa e sfasciumi mobili mediamente esposti. La discesa richiede massima concentrazione, passo fermo e l’uso obbligatorio dei bastoncini telescopici per scaricare il peso e stabilizzare l’equilibrio, dato che le articolazioni sono già sollecitate dai chilometri accumulati.

Al termine della Direttissima ci siamo ricongiunti al sentiero delle Lische Alte. Questo tratto di raccordo, sebbene ancora panoramico, si è rivelato abbastanza comodo e agevole, permettendoci di procedere con maggiore fluidità fino a intercettare nuovamente la sella della Fossa del Lupo. Da qui abbiamo deviato sulla via di discesa rapida verso Pian delle Monache, dove il fondo digrada gradualmente da pietroso a terra battuta. Il sentiero si è infine inserito nelle vecchie mulattiere acciottolate della macchia mediterranea bassa, riaccompagnandoci con pendenze dolci fino a chiudere l’anello alle spalle di Villa Doria.


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